Il Mediterraneo delle aree interne: cuore nascosto di identità e futuro

Il discorso sul paesaggio ci spinge a ragionare sul corretto funzionamento della “macchinaterritoriale”, in tutta la sua articolazione e laboriosità.

L’approccio ad un progetto di territorio, inteso come indagine sperimentale orientato a costruireproblemi e soluzioni di rilevanza pubblica, non può essere monco di una serie di aspetti legati allacomplessità. Nel progetto Arbëresh Mediterraneo, l’Associazione “Terra Mediterranea” hafocalizzato il lavoro su aspetti legati all’evoluzione paesaggistica delle aree interne in generale edella media valle del Sinni in particolare, in un contesto di forti mutamenti come quelli attuali legatialla sfera economica, energetica, sociale, ambientale.La transizione energetica ed ecologica, farà inevitabilmente sentire il suo impatto sui territori, siaessi fortemente urbanizzati o meno, agendo in modo differenziato, apportando inevitabilmentemodifiche paesaggistiche.

Consapevoli del fatto che, le trasformazioni di un territorio sono pianificabili, quindi governabili,Consapevoli del fatto che, le trasformazioni di un territorio sono pianificabili, quindi governabili,l’Associazione rivolgendosi agli studenti dell’Istituto superiore Sinisgalli di Senise, ha evidenziatole risorse e le opportunità che appartengono a quei luoghi definiti “interni” e classificati “protetti”.Per pianificare una nuova territorialità, tenendo costantemente presente l’aspetto legato allacomplessità dell’argomento, ci sembrava opportuno raccogliere osservazioni e soprattutto lerichieste di coloro che da protagonisti abiteranno i “luoghi del domani”, riconoscendo un processoetico e democratico fondato sull’inclusione delle diverse fasce sociali locali, in quantorappresentative di esigenze diverse. In altre parole, si tratta di condividere informazioni, percezioni,esigenze, visioni, conoscenze implicite ed esplicite per poi farle diventare “patrimonio di progetto”.

L’obiettivo generale sta nel prendersi cura del proprio patrimonio paesaggistico, avanzare propostee progettualità che siano in linea con una visione condivisa di nuova territorialità. Lo specificoinvece, grazie ad uno spazio virtuale creato ad hoc, la scuola e i partner del progetto possonodialogare tra di loro durante la fase di ricerca – azione, esplicitando le eventuali difficoltà che siincontrano, i dubbi, l’andamento del lavoro sul territorio di riferimento cercando di avanzare ipotesie soluzioni ai problemi e processi complessi che di volta in volta si presentano.

Per ampliare il concetto di complessità, negli incontri pianificati è stato più volte affrontato il temaPer ampliare il concetto di complessità, negli incontri pianificati è stato più volte affrontato il temadella “mediterraneità”, come filo che unisce le differenze facendole diventare valore aggiunto alpatrimonio paesaggistico. Un esempio lampante è rappresentato proprio dalle comunità Arbëreshinsediatesi nel 1530 in regione. In questi territori si sono sviluppate forme di vita comunitaria basatesull’equilibrio, sulla gestione collettiva delle risorse, su economie circolari ante litteram. Un patrimonio oggispesso definito “arretratezza”, ma che in realtà rappresenta una lezione contemporanea in termini di sostenibilità.

Oggi i territori interni devono affrontare problematiche riconducibili alla perdita di capitale umano,invecchiamento della popolazione, riduzione dei servizi, marginalizzazione politica, ecc… Questa fragilitànon è solo sociale, ma anche ambientale. L’abbandono dei territori interni aumenta il rischio idrogeologico,la perdita di biodiversità, la scomparsa di pratiche agricole tradizionali fondamentali per la tenuta delpaesaggio mediterraneo.

Eppure, proprio oggi, le aree interne tornano ad essere centrali. La crisi climatica, la saturazione delle città,la ricerca di nuovi modelli di vita stanno riaprendo una riflessione sul loro ruolo. In molte zone delMediterraneo si sperimentano pratiche di rigenerazione territoriale, turismo lento, ritorno all’agricoltura diqualità, nuove forme di imprenditoria culturale. Le aree interne diventano così laboratori di innovazionesociale, dove tradizione e futuro non sono in opposizione ma in dialogo. Qui il Mediterraneo mostra il suovolto più profondo: non solo spazio di consumo, ma luogo di cura, di relazione, di equilibrio armonico trauomo e ambiente.

Rimettere le aree interne al centro significa ripensare il Mediterraneo come sistema complesso, fatto diconnessioni verticali (costa–entroterra) oltre che orizzontali (est–ovest). Significa riconoscere che la veraricchezza mediterranea non sta solo nelle sue città iconiche, ma nella trama minuta dei suoi territori interni,nei paesaggi abitati, nelle comunità resistenti. Il rilancio delle aree interne mediterranee non è solo unaquestione locale, ma una sfida di scala regionale e sovranazionale. Integrare questi territori nelle politichemediterranee significa rafforzare la resilienza complessiva del bacino, valorizzando una pluralità di paesaggie comunità che ne costituiscono l’identità profonda. Solo attraverso un approccio integrato e multilivello saràpossibile trasformare la marginalità in opportunità.

Queste considerazioni, ci hanno condotto alla condivisione del lavoro di ricerca che l’Istituto Sinisgalli diSenise restituirà nella prossima primavera.


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