Terra Mediterranea
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Tutelare il paesaggio è una missione complessa, soprattutto a fronte delle sempre più accelerate trasformazioni a cui esso è sottoposto. L’obiettivo della tutela non è la mera preservazione di uno stato di fatto, ma la capacità di salvaguardare le componenti del paesaggio in un continuo processo di trasformazione. Un processo che l’uomo ha inevitabilmente imposto al territorio
nel corso dei secoli, dapprima attraverso un adeguamento ai caratteri dell’ambiente naturale poi sempre più attraverso una modifica e alterazione degli stessi, fino ad arrivare, in alcuni
casi, ad una distruzione di fondamentali equilibri ambientali.

È in quest’ottica di trasformazione ed evoluzione che risulta necessario ed urgente ricollocare l’uomo e le sue attività, all’interno e non in opposizione alla componente naturale. La compatibilità delle numerose azioni modificatrici che l’uomo attua, giorno dopo giorno, devono essere valutate preventivamente al fine di mantenere e salvaguardare il patrimonio naturale, gli equilibri ecologici, gli spazi vitali per l’uomo e i valori culturali. L’insieme di queste componenti definisce il valore identitario del paesaggio.

La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 si fonda proprio su questa riflessione della tutela del valore identitario. Questo importante strumento europeo pone l’accento sulla necessità di avvicinare tutta la popolazione alla conoscenza del paesaggio, per condurre alla consapevolezza del suo valore identitario e al riconoscimento dei suoi caratteri e valori: culturali, scientifici, economici, ecologici. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) ha recepito i contenuti della Convenzione e afferma la necessità della salvaguardia del paesaggio, ribadendo che i caratteri di questo derivano dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.

Pasquale Dragonetti, Delegato Ambiente e Paesaggio FAI (Fondo Ambiente Italiano) per la regione Basilicata.

"Buongiorno Regione Basilicata" del 02 febbraio 2017

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Voci dal Pollino

Di molto interesse e partecipazione è stata, nel pomeriggio di sabato 04 febbraio 2017 a Terranova di Pollino, la manifestazione organizzata dall’Associazione culturale “voci dal Pollino”, costituitasi a luglio dello scorso anno, per presentarsi alla comunità e spiegare le finalità e i contenuti della iniziativa, di cui si è fatta protagonista. Un nutrito numero di amministratori, operatori, animatori, cittadini ha accolto l’invito a farsi coinvolgere per mettere insieme “pensieri, idee, opinioni, intenzioni e gesti in attività di animazione socio-culturale nel territorio dell’area meridionale della Basilicata”.

Iniziati con il saluto del Sindaco di Terranova, Franco Ciancia, i lavori sono proseguiti con una relazione introduttiva di Annibale Formica sulle ragioni della iniziativa, seguita dalla esposizione della “carta di identità” dell’Associazione, attraverso la presentazione del suo sito web: “pollino.wix.com/voci”. Con brevi comunicazioni hanno, poi, dato “voce” ai temi : Pasquale Dragonetti, “dalle potenzialità inespresse al progetto di sviluppo locale”, Domenico Esposito, “le aree interne”, Renato Golia, “gli strumenti di governo del territorio”, Mosè Antonio Troiano, “agricoltura e zootecnia: benessere e sviluppo economico”, Patrizia Morano, “paesaggio come identità”, Pietro Abitante, “l’albanesità nella Valle del Sarmento”, Federico Valicenti, “la cultura del cibo”.
I lavori si sono conclusi con un documento di intenti, approvato per acclamazione, con il quale tutti i presenti, apprezzando le finalità e i contenuti dell’iniziativa promossa dall’Associazione “voci dal Pollino”, hanno condiviso: “i valori di pace, di giustizia, di libertà, di solidarietà e di bene comune; i principi di gratuità e di volontariato dell’azione di animazione sociale e culturale; l’impegno a costruire una visione e un ruolo del territorio e della comunità dell’area meridionale della Basilicata, a promuoverne azioni di sensibilizzazione alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e a sostenere programmi ed obiettivi di istituzioni pubbliche e private a favore del benessere collettivo, della qualità della vita e della partecipazione attiva” e si sono impegnati “a collaborare e a fornire ogni utile sostegno al processo di promozione culturale e sociale”.

Hanno partecipato alla manifestazione anche il Consigliere Regionale, Piero Lacorazza, e il Sottosegretario di Stato alla Istruzione, i quali hanno portato il loro contributo, complimentandosi e fornendo utili suggerimenti all’iniziativa.

Dalle potenzialità inespresse al progetto di sviluppo locale

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Oltre il 55% del territorio italiano, ha una struttura urbana che attraversa valli ed alture. La quasi totalità di questa percentuale rientra in quella fetta di territorio definita come “area interna”.
Chi poneva il problema del futuro dello sviluppo in Italia, sostenendo che non si sarebbe limitato solo ad una questione nord-sud, ma anche di monte e piano, aveva intuito le problematiche che col tempo si sarebbero amplificate. Oggi in particolare, ci tocca fare i conti con le questioni legate oltre che alle differenze di latitudine e longitudine anche di quota, amplificate da fattori politici - economici che complicano la risoluzione del problema.
L’attuale modello di sviluppo economico, le politiche di sviluppo di marca europea, i tagli del gettito monetario nelle casse dei comuni, l’assenza di proposte da parte di amministratori e professionisti e così via, frenano lo slancio delle piccole comunità, che purtroppo o per fortuna sono state lambite  dal modello di sviluppo globalizzato.
Come osserva l’economista Marco Vitale, il problema da risolvere va necessariamente inquadrato nell’attuale fase economica, individuare la direzione da percorrere per il raggiungimento della finalità ed iniziare il cammino.
Si eviti di ricadere nei soliti e stupidi errori che hanno contraddistinto lo sviluppo delle aree interne, non si può più pensare di camminare verso una meta escludendo il coinvolgimento delle comunità locali, dei residenti, così come non si può più pensare che gli stessi residenti delegando un loro rappresentante si sentano legittimati ad oziare.
Il coinvolgimento diretto della popolazione residente, con la conseguente attribuzione di responsabilità, deve essere indiscutibilmente attuata nelle strategie di innovazione e sviluppo territoriale, in quanto saranno solo i residenti che dovranno gestire il futuro economico - sociale delle aree che fino ad oggi in molti casi sono stati i custodi. Nelle aree interne, ossia quei territori capaci ancora di offrire il vivere sano e autentico, dove il paesaggio inteso come sommatoria di elementi costituenti un territorio è ancora capace di far emozionare l’anima di chi lo vive, a differenza di chi lo guarda solo, perdendosi gli aspetti più salienti e seducenti, si ha la consapevolezza e la percezione di vivere in luoghi ambiti dai cittadini metropolitani per il prossimo futuro, molto prossimo.

La crescita delle aree interne, passa necessariamente dal lavoro e dall’innovazione dei residenti prima, dagli amministratori locali poi; è giunta l’ora di prendere coscienza del fatto che per attrarre flussi pseudo - turistici non c’è bisogno di mega opere dagli elevati costi di realizzazione e gestione, queste potrebbero comunque rappresentare un richiamo a condizione che sul territorio esiste  il sub strato di buona accoglienza e di elevata capacità di gestione di strutture ricettive sia pubbliche che private.
E’ qui che sta la sfida, nella capacità di innovarsi, sia socialmente sia economicamente senza snaturare ciò che già di per sé è attrattivo come l’ambiente, il paesaggio, le tradizioni, la cultura contadina che ci appartiene e che non va trascurata o dimenticata in quanto di per sé ci caratterizza rappresentando un valore sociale.
Considerando gli indirizzi politici a livello nazionale sullo sviluppo delle aree interne, si inizi a pretendere una buona ed efficace pianificazione delle pre condizioni previste nella strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne, usciamo dalla logica della convenienza degli investimenti in base ai numeri, e consideriamo innanzitutto che in un territorio vivono cittadini, e che la logica di investimenti va fatta anche in base a ciò che quel determinato posto potenzialmente può offrire in una logica di eco turismo, che allontanandosi dal turismo di massa, si rivolge soprattutto a coloro che vogliono rivivere emozioni attraverso percorsi di autenticità paesaggistiche.
E’ anche da queste considerazioni, oltre che di democrazia partecipata, che si giustifica il coinvolgimento dei residenti, creando i fattori di nascita e potenziamento di un’economia leggera e creativa, di imprenditorialità diffusa, occupando i settori di nicchia del mercato in quanto capace di offrire un prodotto che racconta il territorio di provenienza.
Giovanni Zama, docente di geografia umana, ci spiega ciò che già sta avvenendo riguardo il rientro di cervelli. Sono soprattutto “ragazzi” tra i 35 e i 40 anni che stanno scegliendo di tornare ad investire nei luoghi di appartenenza, sono coloro che hanno già fatto esperienza lavorativa in qualche multinazionale, ossia quei luoghi che richiedono grande preparazione iniziale per l’accesso, poi messi nella propria postazione l’unico organo da congelare durante lo svolgimento delle proprie mansioni è il cervello.
Le aree interne, la montagna, le vallate collinari, indicano la possibilità di percorrere un’economia diversa, fanno notare quanto sia concreto il nesso tra economia e vita. La sfida che ci attende è ardua, considerando anche il flusso di extra comunitari negli ultimi anni e che ancora oggi non accenna a fermarsi.
Ci sono comuni con il 30% di stranieri, le identità locali vengono minacciate, spesso cambiano, le tradizioni si mescolano, sono processi che vanno saputi gestire senza annientare la storia di un popolo, di una comunità, tocca quindi ancora ai residenti capire in che modo integrarli e come far sì che possano rappresentare una risorsa per un territorio. Forse è il caso che i cittadini residenti facciano capire ai “ragionieri” i principi dell’integrazione sostenibile.
E’ il momento di uscire da vecchi concetti sociali e comportamentali, c’è bisogno di lasciare alle proprie spalle l’effetto sudditanza, i residenti devono saper smuovere e stimolare le azioni dei propri rappresentanti politici e istituzionali, tocca alle comunità locali presentare i territori dove vivono come laboratori di innovazione sociale e culturale.

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La REDUS sostiene il censimento dei PARCHI E DEI GIARDINI STORICI della REGIONE BASILICATA

La REDUS collaborerà con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata nell’attività di censimento, sul territorio regionale, di parchi e giardini storici. Si tratta di identificare i beni di antica e recente memoria di ogni territorio regionale , rilevanti a livello storico-culturale, paesaggistico, estetico – ricreativo e botanico.

L’esigenza di avviare, anche in Basilicata, questo censimento ha come finalità la conoscenza, tutela e valorizzazione di un particolare patrimonio monumentale, non sempre riconosciuto come tale. Si tratta di beni strettamente legati alla storia antica e recente di ogni regione, che rivestono notevole importanza non solo dal punto di vista storico.

La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata ha rivolto l’invito a tutte le Amministrazioni comunali della Basilicata a prestare la loro collaborazione per la raccolta e trasmissione di informazioni relative agli spazi verdi presenti nel proprio territorio di competenza.

Anche i CEAS che rappresentano una risorsa radicata sui territori, un punto di riferimento per la Regione Basilicata, la cittadinanza, le scuole, le agenzie educative, le aziende, collaboreranno nell’identificazione di parchi e giardini storici presenti sui propri territori di competenza.

Le segnalazioni dei parchi e dei giardini storici potranno essere effettuate attraverso la compilazione della scheda allegata da inviare all’indirizzo di posta elettronica info(at)eposbasilicata.it*

Scheda Censimento in PDF

* (at) = @

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Turismo Culturale

Paesaggio culturale e sviluppo economico sono ormai due fenomeni irrinunciabili per le società moderne. Questi non solo rappresentano un’occasione di crescita del benessere materiale, ma anche il miglioramento della qualità sociale delle nostre comunità.

In particolare, paesaggio e sviluppo sono spesso uniti, grazie ad un terzo fenomeno, quello del turismo e più nello specifico dell’eco-turismo, che è un mezzo di valorizzazione economica e di produzione d’immagine dei paesaggi urbani e rurali.

Oggi anche il modo di fare turismo è cambiato, molti turisti invadono disattenti i paesaggi della nostra cultura, senza porsi domande e di conseguenza senza avere adeguate risposte. Questo accade verosimilmente anche per una incapacità delle nostre comunità a stare a passo con i tempi e per l’incapacità di mettere a sistema e a servizio le proprie risorse culturali e paesaggistiche.

Di fatti, oggi il “prodotto turistico” è definito come una esperienza complessa e sistemica capace di coinvolgere molte attività e soddisfare preferenze individuali e collettive. Per questo il “prodotto turistico” è definito come un’esperienza fatta da un intreccio di elementi tangibili e intangibili. Tra questi elementi il paesaggio ha un ruolo fondamentale “nell’esperienza”, visto che è un bene d’identità, è simbolo e rappresenta una comunità, il suo passato e anche il suo futuro.

Tutte le nostre azioni, le nostre scelte, le guerre e gli atti d’amore sono scritti nel paesaggio e per questi motivi ci identifichiamo in esso rafforzandone le sue connotazioni.

L’identità di una meta e di un paesaggio è alla base delle motivazioni di un viaggio. Da questa affermazione, conoscere la propria identità e il proprio paesaggio è la condizione necessaria per la sua promozione e vendita sul mercato turistico. Il paesaggio culturale è stato definito dal World Heritage Committee dell’ UNESCO come un territorio che “rappresenta l’azione combinata della natura e dell’uomo”.

Paesaggio e territorio, rappresentano una coppia di elementi fondamentali per ogni politica di sviluppo locale sostenibile, il territorio con le sue risorse intellettuali e materiali esprime i caratteri costitutivi di un paesaggio culturale.

Le nostre comunità, in un quadro globale, hanno il dovere di individuare il proprio collocamento economico, conoscere bene le proprie potenzialità al fine di attuare un modello di “cultura dello sviluppo” o un modello di “cultura per lo sviluppo”, dove il primo rappresenta totalmente lo svoluppo economico e del suo ruolo nei mercati internazionali per la crescita del reddito, mentre il secondo modello, mira sulle condizioni sociali per lo sviluppo della persona umana.

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